Come nasce una barbatella

COLTIVAZIONE DEI PORTINNESTI

Le piante madri portinnesto, ottenute da materiale di categoria “base”, vengono coltivate in ambienti generalmente asciutti e salubri, al fine di produrre legno sano, ben lignificato e con un diametro adeguato per l’innesto. Nelle regioni del Centro e Sud Italia, caratterizzate da un clima caldo e secco, la coltivazione avviene direttamente sul terreno. Al contrario, nel Nord Italia è quasi sempre necessario ricorrere alla coltivazione su sostegni per favorire la maturazione del legno e ottenere una maggiore produzione, in grado di compensare i più alti costi di impianto e gestione. Le foglie dei portinnesti possono essere attaccate dalla fillossera, ma il problema è facilmente controllabile con trattamenti mirati. Nei sistemi di coltivazione “impalcati” si eseguono diverse potature verdi, utili a migliorare la qualità e la quantità del legno prodotto. Inoltre, è possibile intervenire con trattamenti insetticidi contro il vettore della flavescenza dorata.

COLTIVAZIONE DELLE GEMME DA INNESTO

Tutti gli impianti destinati alla raccolta delle gemme sono sottoposti a rigorosi e frequenti controlli, sia dal punto di vista varietale che sanitario. Si effettuano trattamenti contro le principali malattie della vite e vengono eliminate le piante che mostrano sintomi riconducibili a infezioni virali o ad altre patologie trasmissibili tramite innesto.

PREPARAZIONE DEI PORTINNESTI E MARZE

I tralci dei portinnesti e delle marze vengono raccolti durante il periodo invernale e conservati in ambienti idonei a mantenerne la qualità fino al momento della lavorazione. I portinnesti vengono ripuliti dalle femminelle (gemme del legno americano), tagliati in spezzoni di 35-40 cm con un nodo alla base, e raccolti in fasci da 100, 200 o 600 pezzi, ciascuno etichettato con l’indicazione della varietà e del clone. Successivamente, i fasci vengono trattati con un fungicida e conservati in celle frigorifere a una temperatura di 1-2 °C e un’umidità compresa tra il 90 e il 100%.

I tralci destinati alla produzione delle gemme da innesto — chiamate “marze” perché la raccolta avviene tipicamente nel mese di marzo — vengono ulteriormente selezionati, scartando quelli danneggiati o poco lignificati. Le marze vengono quindi tagliate, lasciando una sola gemma per ciascun pezzo, scegliendo solo quelle con un diametro compreso tra 6 e 14 mm. Subito dopo il taglio, vengono immerse in acqua e collocate in sacchi etichettati, che vengono poi conservati in celle frigorifere fino al momento dell’innesto, per garantirne la massima vitalità.

INNESTO A TAVOLO

L’innesto al tavolo viene effettuato nei mesi di febbraio e marzo, utilizzando macchine specifiche che realizzano l’incastro meccanico delle due parti. Attualmente si adotta il sistema di innesto di tipo omega, che garantisce rapidità di esecuzione e un’eccellente adesione tra le superfici di contatto. Gli operatori più esperti possono arrivare a realizzare fino a 700 innesti all’ora, assicurandosi sempre che i diametri del portinnesto e della marza siano il più possibile simili, per favorire una corretta saldatura.

PARAFFINATURA, FORZATURA E MESSA A DIMORA

Gli innesti-talea vengono paraffinati (con paraffina rossa) per proteggere il punto di unione, stratificati in casse con segatura e sottoposti a forzatura in ambienti a temperatura e umidità controllate, per favorire la formazione del callo e delle radici. Dopo 15-25 giorni, segue una fase di rinverdimento e acclimatamento.

Successivamente si verifica la corretta formazione del callo e si rimuove la segatura residua. Si effettua poi una seconda paraffinatura (con paraffina marrone) per evitare la disidratazione durante la messa a dimora. Le barbatelle vengono piantate in terreni sciolti, fertili e ben livellati, evitando ristagni idrici. Il vivaio può essere utilizzato per un massimo di due anni consecutivi. L’impianto avviene generalmente a mano, con l’aiuto di carrelli agevolatori, in abbinamento alla pacciamatura.

GESTIONE DEL VIVAIO

La gestione del vivaio è un’attività complessa che richiede competenza ed esperienza. Fino a qualche decennio fa, le principali operazioni agronomiche venivano svolte quasi interamente a mano, mentre oggi si utilizzano macchinari specializzati per queste colture.

La gestione prevede concimazioni prima dell’impianto, apporti nutritivi anche per via fogliare dopo la messa a dimora, numerose irrigazioni e diversi trattamenti fitosanitari. In particolare, si effettuano interventi settimanali per la difesa dalla peronospora, oltre a trattamenti contro oidio e botrite. Vengono inoltre applicati acaricidi e insetticidi, soprattutto per contrastare lo Scafoideus titanus, vettore della flavescenza dorata.

Durante la stagione, il vivaio viene monitorato con attenzione, controllando fila per fila la corrispondenza varietale e la presenza di eventuali malattie. Per mantenere la vegetazione eretta, evitare che le piante si pieghino al suolo e favorire lo sviluppo dei tralci, si eseguono da tre a quattro cimature, ovvero potature della parte superiore effettuate con apposite macchine.

ESTIRPO

In autunno, preferibilmente dopo la caduta delle foglie, quando i tralci sono ben lignificati, si procede all’estirpo delle barbatelle. Questa operazione viene eseguita con una macchina apposita che, lavorando in profondità, solleva e scuote le barbatelle per separarle dal terreno, raccogliendole in mazzi assemblati manualmente o con un legatore. I fasci, accuratamente etichettati, vengono poi conservati in ambienti freschi e umidi.

CERNITA, CONFEZIONAMENTO E CONSERVAZIONE

Si procede quindi alla selezione del materiale, controllando la corretta saldatura dell’innesto e lo sviluppo dell’apparato radicale. Il tralcio più adatto viene potato a due gemme e paraffinato. Le barbatelle vengono raccolte in mazzi da 25 piante, etichettate e sottoposte a una terza paraffinatura, solitamente con paraffina verde. Successivamente vengono lavate, trattate con un antibotritico e confezionate in scatole di cartone apposite, progettate per mantenere un’alta umidità all’interno. Le scatole vengono conservate in celle frigorifere a 1,5-2 °C fino al momento della consegna, garantendo così una conservazione ottimale delle piante per circa un mese, se mantenute in ambienti freschi.